Redditi in Veneto, la mappa dei territori: il commento dei commercialisti veneziani sul quadro economico regionale
- 27 Aprile 2026
- Media

La stampa regionale dedica un ampio approfondimento alla distribuzione dei redditi in Veneto sulla base delle dichiarazioni Irpef 2025 relative all’anno d’imposta 2024. Ne emerge un territorio economicamente solido, ma attraversato da differenze significative tra aree, categorie reddituali e fasce di contribuenti. Nell’articolo, Marco Sambo richiama il ruolo dei commercialisti nella lettura dei dati economici e fiscali, evidenziando la necessità di interpretare i numeri oltre la superficie.
La rassegna stampa dedica spazio all’analisi dei redditi dichiarati nei Comuni veneti, elaborata da Withub su dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze e pubblicata dal Corriere del Veneto. Il quadro restituisce una fotografia articolata della regione: da un lato una base produttiva ampia e diffusa, dall’altro differenze territoriali e fasce di fragilità reddituale che impongono una lettura attenta dei dati.
Secondo l’articolo, il Comune veneto con il reddito medio più alto è San Vito di Cadore, con 39.797 euro medi per contribuente, davanti anche a Cortina d’Ampezzo, che si ferma a 33.661 euro. Tra i capoluoghi, invece, guidano Treviso e Padova, rispettivamente con 31.717 e 31.270 euro di reddito medio, entrambe collocate nella top ten nazionale dei capoluoghi di provincia con redditi pro capite più elevati.
Il dato complessivo evidenzia anche alcuni elementi di attenzione. In Veneto i contribuenti sono 3.800.241, di cui 3.133.237 con imposta netta e 667.004 senza Irpef netta, pari al 17,6%. La fascia più numerosa è quella tra 26 mila e 55 mila euro, con 1.298.236 contribuenti, seguita dalla fascia tra 15 mila e 26 mila euro, che raccoglie 1.091.472 persone.
Nel commento riportato dalla stampa, Marco Sambo, presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia, parla di un quadro “complessivamente solido”, ma non privo di aspetti da approfondire. Il Veneto conferma infatti una forte incidenza dei redditi da lavoro dipendente e assimilati, pari a oltre il 58% del totale, segnale di un’economia ancora ancorata al lavoro, all’impresa e alla continuità dell’attività economica nei territori. Al tempo stesso, emerge il peso dei redditi da pensione, che interessano circa un terzo dei contribuenti veneti.
Particolarmente significativo è il dato dei contribuenti senza Irpef netta. Sambo invita a non leggerlo in modo superficiale: si tratta di una platea composta da situazioni diverse, che comprende sia chi rientra nella no tax area sia chi, a fronte di redditi contenuti, vede azzerata l’imposta per effetto di detrazioni e correttivi. In una regione che resta uno dei motori economici del Paese, questo significa che alla forza del sistema produttivo non corrisponde sempre una pari intensità della capacità reddituale individuale.
L’articolo propone anche il confronto con l’Emilia-Romagna, regione con una popolazione analoga ma con meno contribuenti rispetto al Veneto e un reddito medio più alto: 28.078,97 euro contro i 27.012,53 euro veneti. Anche in questo caso, secondo Sambo, le strutture sono simili ma presentano differenze rilevanti, tra cui una maggiore incidenza dei redditi da pensione e da lavoro autonomo in Emilia-Romagna, meno contribuenti senza Irpef netta e un livello medio di imposizione più elevato.
La fotografia dei redditi conferma quindi la necessità di guardare ai dati fiscali non solo come numeri, ma come indicatori della struttura economica e sociale del territorio. Per i commercialisti, questa lettura rappresenta un presidio fondamentale: interpretare le dinamiche reddituali significa comprendere la tenuta delle imprese, la distribuzione della ricchezza, le fragilità delle famiglie e le trasformazioni dell’economia locale.
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