AI e Commercialisti: responsabilità, etica e futuro. A Venezia il confronto sulla professione nell’era dell’intelligenza artificiale
- 24 Aprile 2026
- Media

Un confronto aperto, concreto e multidisciplinare sul ruolo del commercialista nell’era dell’intelligenza artificiale. Al Teatro Corso di Mestre, l’ODCEC di Venezia ha riunito esperti del mondo giuridico, accademico e professionale per approfondire responsabilità, etica, deontologia e opportunità legate all’utilizzo dell’AI negli studi professionali. Dal dibattito è emersa una visione chiara: l’intelligenza artificiale può supportare la professione, ma il controllo, la valutazione e la responsabilità restano saldamente nelle mani del professionista.
Al Teatro Corso di Mestre un pomeriggio di confronto promosso dall’ODCEC Venezia ha messo al centro il ruolo del commercialista tra innovazione tecnologica, deontologia e tutela del rapporto fiduciario con il cliente.
Non un semplice evento sull’intelligenza artificiale, ma un momento di riflessione concreta sul futuro della professione. È questo il filo conduttore dell’incontro “AI e Commercialisti. Responsabilità, Etica e Futuro”, promosso dall’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia nell’ambito del percorso Venezia AI Hub, che ha riunito professionisti, esperti e rappresentanti del mondo giuridico e accademico per affrontare una delle trasformazioni più profonde che stanno attraversando gli studi professionali.
Ad aprire i lavori è stato l’intervento dell’Avv. Andrea Lisi, Presidente di ANORC Professioni, fondatore dello Studio Legale Lisi e Direttore DigitaLaw CUIRIF, che ha offerto un’articolata analisi del quadro normativo europeo e nazionale in materia di intelligenza artificiale, protezione dei dati e responsabilità professionale. Un intervento che ha evidenziato come il tema non possa essere ridotto a una questione tecnologica, ma coinvolga direttamente diritti fondamentali, trasparenza, accountability e qualità dei dati.
Nel corso della relazione sono stati richiamati i principali riferimenti normativi europei — dall’AI Act al GDPR, dal Digital Services Act al Cyber Resilience Act — sottolineando come la digitalizzazione richieda regole, consapevolezza e capacità di governo dei processi. Centrale anche il richiamo a un modello di intelligenza artificiale “antropocentrica e affidabile”, dove il professionista mantiene il controllo dell’attività intellettuale e decisionale.
La successiva tavola rotonda ha tradotto questi principi nella realtà quotidiana degli studi professionali, affrontando il tema dell’adozione dell’AI sotto il profilo organizzativo, operativo ed etico. A moderare il confronto Federico Loffredo, consigliere dell’ODCEC di Venezia, che ha guidato il dibattito con un approccio dinamico e concreto, favorendo il dialogo tra prospettive differenti e riportando costantemente l’attenzione sugli impatti reali per la professione.
Claudio Rorato, Responsabile Scientifico e Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale del Politecnico di Milano, ha evidenziato come gli investimenti in intelligenza artificiale siano in crescita, ma come l’adozione strategica negli studi professionali presenti ancora forti elementi di ritardo e resistenza culturale. Un gap che riguarda non soltanto gli strumenti, ma soprattutto il tempo necessario per acquisire nuove competenze e integrare correttamente queste tecnologie nei processi professionali.
Laura Antonino, Dottore Commercialista in Brescia e Vicepresidente AICOMTEC, ha portato la testimonianza di chi utilizza già concretamente strumenti di AI all’interno dell’attività professionale, mostrando come il cambiamento sia già operativo e richieda nuove modalità di organizzazione, controllo e relazione con il cliente.
Particolarmente significativa anche la riflessione proposta da Rebecca Paternostro, auditor e consulente legale privacy, cybersecurity e AI, che ha approfondito il tema della responsabilità professionale nell’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Nel suo intervento è stato chiarito come l’AI non rappresenti mai un’esimente rispetto agli obblighi deontologici del professionista e come restino centrali i principi di trasparenza, controllo umano, riservatezza dei dati e verifica degli output prodotti dai sistemi algoritmici.
Nel corso del dibattito è emersa con forza la figura del “commercialista regista”, chiamato a governare gli strumenti tecnologici mantenendo piena autonomia intellettuale, capacità interpretativa e responsabilità finale verso il cliente. Un approccio perfettamente coerente con gli indirizzi del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, richiamati durante l’intervento di Marcello Bubani, commercialista in Forlì e componente della Commissione AI del CNDCEC.
Tra i temi affrontati anche il rapporto tra AI e codice deontologico, l’obbligo di informativa al cliente previsto dalla normativa, la gestione del rischio tecnologico, la qualità dei dati utilizzati dai sistemi di intelligenza artificiale e il ruolo del professionista nel garantire che la tecnologia resti uno strumento di supporto e non sostitutivo dell’attività intellettuale.
L’iniziativa ha confermato la volontà dell’ODCEC di Venezia di promuovere un confronto qualificato sui grandi temi dell’innovazione, accompagnando i professionisti in una fase di trasformazione che richiede competenze nuove ma anche una forte consapevolezza del valore culturale, etico e sociale della professione.
Perché il tema non è semplicemente utilizzare l’intelligenza artificiale.
Il vero tema è governarla con competenza, responsabilità e indipendenza professionale.















































































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