Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia

ODCEC di Venezia

Commercialisti e legalità, l’ODCEC Venezia: “No a scorciatoie sulle regole della città”

Immagine generata con AI
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La stampa locale dà spazio alla presa di posizione dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia sul regolamento comunale contro il degrado commerciale. Il presidente Massimo Da Re richiama il ruolo della professione: non aggirare le norme, ma assistere imprese e cittadini nel corretto inquadramento delle attività, a tutela della qualità economica, sociale e culturale di Venezia.

La rassegna stampa locale dedica attenzione alla posizione dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Venezia nel dibattito sul regolamento comunale contro il degrado commerciale e le attività di bassa qualità legate al turismo. L’articolo pubblicato da Il Gazzettino – Venezia Mestre riporta una presa di posizione netta del presidente Massimo Da Re: il commercialista non è chiamato a cercare scorciatoie o a svuotare di significato le regole, ma ad accompagnare imprese e cittadini dentro un quadro corretto, trasparente e rispettoso della legalità.

Il tema nasce dal confronto pubblico sul regolamento cosiddetto “anti-paccottiglia”, pensato per contrastare il degrado commerciale e tutelare qualità, identità e decoro della città. Secondo Da Re, l’obiettivo del provvedimento è condivisibile e merita sostegno, perché Venezia non può essere considerata un mercato qualunque: è un ecosistema urbano fragile, nel quale la qualità dell’offerta economica incide direttamente sulla vivibilità, sulla reputazione internazionale e sulla tenuta del tessuto imprenditoriale sano.

La posizione dell’Ordine si sviluppa su due piani. Il primo riguarda il merito del regolamento, che viene letto come uno strumento di equilibrio e non come un ostacolo all’attività economica. Le regole, in questa prospettiva, non sono un intralcio, ma una condizione necessaria per proteggere la città e gli operatori corretti.

Il secondo piano riguarda la responsabilità professionale. Da Re respinge con forza l’idea che il professionista possa o debba individuare “maglie larghe” da sfruttare. La funzione del commercialista, sottolinea, non è aggirare il sistema, ma assistere imprese e cittadini nell’inquadramento corretto delle attività, nella trasparenza dei comportamenti economici, nella prevenzione dei rischi e nel rispetto delle regole del mercato e della pubblica amministrazione.

L’Ordine, allo stesso tempo, non si limita a una posizione di principio. Nell’articolo viene richiamata anche la disponibilità a un confronto tecnico con l’amministrazione comunale, per contribuire a rendere le regole più chiare, applicabili e verificabili. Da Re indica alcuni ambiti concreti: linee interpretative omogenee, criteri per valutare la coerenza tra dichiarazioni e attività effettiva, strumenti di presidio e controlli non episodici ma prevedibili. La parola chiave è certezza, perché la certezza riduce l’arbitrio e restringe le zone grigie.

Particolarmente forte è il passaggio sul ruolo pubblico della professione. I commercialisti, afferma Da Re, non sono un canale per eludere. Chi utilizza la consulenza come schermo per dichiarazioni di facciata o per condotte incoerenti con le autorizzazioni ottenute non danneggia solo la città, ma anche gli operatori corretti e la reputazione delle professioni. Il decoro, in questa lettura, non è soltanto un tema estetico: è un tema economico, sociale e culturale.

La rassegna stampa restituisce così un punto fondamentale: la professione economico-giuridica non è neutra rispetto alla qualità del territorio. In una città fragile e ad altissima esposizione internazionale come Venezia, il commercialista è chiamato a essere presidio di legalità, interlocutore tecnico delle istituzioni e alleato delle imprese che vogliono operare in modo corretto, sostenibile e coerente con il valore della città.

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